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Il Club delle Vecchie Signore e altri racconti
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Simenon, Georges

Il Club delle Vecchie Signore e altri racconti

Adelphi, 07/09/2017

Abstract: "Una vampata di caldo. E non è solo il caldo. Di punto in bianco Émile e Torrence sono entrati in un mondo così diverso che gli è salito il sangue alla testa. Il locale in cui si trovano è tutto tappezzato di morbide stoffe, ammobiliato unicamente, parrebbe, con divani profondi e soffici. Vi regna un profumo che ricorda quello dell'incenso, ma più tenue."Sul divano di fronte alla porta è sdraiata una figura che si potrebbe scambiare per una statuina. È davvero una donna? Non è piuttosto un'effigie di cera?"È proprio una donna, una giovane giapponese completamente nuda, che fuma una sigaretta orientale e il cui sguardo indifferente sfiora appena Torrence e il suo collega. Su un altro divano, con indosso una sfarzosa vestaglia, la ragazza bruna che i due uomini hanno ammirato poco prima si trastulla con un gatto siamese".

Il sospettato
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Simenon, Georges

Il sospettato

Adelphi, 14/02/2019

Abstract: Quando, in una notte di pioggia scrosciante, Pierre Chave attraversa illegalmente la frontiera tra il Belgio e la Francia (dov'è ricercato per diserzione), non ignora che la sua sarà una corsa contro il tempo: per evitare che una bomba scoppi in una fabbrica di aerei nella periferia di Parigi, facendo decine di vittime innocenti, deve a ogni costo riuscire a trovare Robert, il "ragazzino" fragile, infelice e bisognoso di affetto – Robert che, dopo averlo venerato come un maestro, si è sottratto alla sua influenza lasciandosi indurre a compiere un attentato. Lo scopo di Chave non è soltanto salvare gli operai della fabbrica, ma impedire che Robert si macchi di una colpa orrenda. Perché, pur credendo fervidamente nell'ideale anarchico, aborre la violenza, ed è persuaso che il terrorismo come metodo di lotta politica sia una strada senza uscita. L'uomo è consapevole che la sua è una missione quasi disperata: su di lui pesano infatti i sospetti della polizia, e insieme quelli dei suoi stessi compagni, convinti di essere stati traditi. Un romanzo à bout de souffle, uno dei pochi di Simenon, ha scritto André Gide, in cui il protagonista agisce dall'inizio alla fine "spinto da una volontà ferrea".

Il castello dell'arsenico e altri racconti
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Simenon, Georges

Il castello dell'arsenico e altri racconti

Adelphi, 18/04/2019

Abstract: "Alle cinque ero là, come gli altri giorni... Stavo mandando giù un sandwich, e intanto mi guardavo intorno distrattamente... E a un tratto ho notato una donna che mi osservava sorridendo..."Non sono un dongiovanni, mi creda... Mi è sempre bastata mia moglie..."Ma quella lì... Mi sono subito chiesto che ci facesse in un locale così popolare... Le capita di andare al cinema, no?... Ha presente le dive americane, le vamp, come le chiamano?..."Be', dottore, avevo davanti agli occhi una vamp!...".

Marie la strabica
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Simenon, Georges

Marie la strabica

Adelphi, 27/06/2019

Abstract: Sylvie ha diciassette anni ed è bella, procace, impudica; ha un seno magnifico, che eccita gli uomini, e prova piacere "a guardarselo, ad afferrarlo a piene mani". Marie, che ha un anno più di lei, è brutta e strabica, timida e spaurita; a scuola le compagne "le giravano alla larga, dicevano che aveva il malocchio". Da piccole, Sylvie le prometteva: "Quando sarò ricca ti prenderò come cameriera, e ogni mattina mi pettinerai". Eppure, di quello che passa per la testa di Sylvie, che adora e disprezza al tempo stesso, Marie intuisce tutto. Sa perché si spoglia davanti alla finestra aperta con la luce accesa, e sa anche che è lei a provocare il suicidio di Louis, il ragazzo ritardato ed epilettico che si aggira di sera nel giardino della pensioncina dove entrambe lavorano. Priva di scrupoli, ferocemente determinata a fuggire quella povertà che le fa orrore, Sylvie lascia la provincia e parte alla conquista di Parigi. Marie, che appartiene alla razza delle creature "segnate dalla malasorte", la segue nella capitale, ma si rassegna all'esistenza mediocre a cui è destinata. Quando, molti anni dopo, le due donne si rincontreranno, sarà Sylvie ad aver bisogno dell'aiuto di Marie, e questa sembrerà assecondarla con la succube arrendevolezza di sempre. Ma forse, questa volta, con il segreto proposito di rovesciare i ruoli: chi sarà, allora, la serva, e chi la padrona?

Il Mediterraneo in barca
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Simenon, Georges

Il Mediterraneo in barca

Adelphi, 11/07/2019

Abstract: Che Simenon sia un prodigioso narratore è a tutti noto. Ma forse non tutti sanno che, in particolare fra il 1931 e il 1946, è stato un reporter non meno prodigioso – e singolare. Singolare perché, lungi dal considerarsi un inviato speciale, i suoi reportage li ha scritti "per sé", per viaggiare, per finanziare la sua curiosità. Quella curiosità nei confronti dell'uomo che ha scoperto in sé sin da quando, giovanissimo, lavorava alla "Gazette de Liège": "Ho sempre colto la differenza fra l'uomo vestito e l'uomo nudo" ha dichiarato. "Intendo dire l'uomo com'è davvero, e l'uomo come si mostra in pubblico, e anche come si vede allo specchio". Così, alla vigilia di ogni viaggio, Simenon andava da un amico caporedattore e gli diceva: "La settimana prossima parto. Le interessano dodici articoli?". Ma proprio perché concepiti in funzione dell'unica attività che gli stesse a cuore, la scrittura – non a caso ha voluto intitolare il volume che li raccoglie "Mes apprentissages" ("Il mio apprendistato") –, i suoi pezzi giornalistici non fanno dunque che rivelarci un'altra faccia del Simenon romanziere. Lo dimostra questo resoconto di una crociera compiuta nel Mediterraneo – da Porquerolles alla Tunisia passando dall'Elba, Messina, Siracusa, Malta – a bordo di una goletta: una lunga crociera durante la quale Simenon, che si era ripromesso di capire e descrivere il Mare nostrum, non potrà che confermarsi nella sua vera vocazione, la stessa di Stevenson: raccontare storie.

Il signor Cardinaud
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Simenon, Georges

Il signor Cardinaud

Adelphi, 20/02/2020

Abstract: "Lui non aveva ancora quindici anni e già l'amava. Non come si ama una donna ma come si ama un essere inaccessibile. Come, al tempo della prima comunione, aveva amato la Madonna". Alla fine Hubert Cardinaud è riuscito a sposarla, quella Marthe "di cui tutti dicevano che si dava delle arie". Così com'è riuscito, lui, il figlio del cestaio, a diventare un distinto impiegato: uno che la domenica, all'uscita della messa, scambia saluti compunti e soddisfatti con i conoscenti e poi, dopo essersi fermato in pasticceria a comprare un dolce, torna a casa dove la moglie sta cuocendo l'arrosto con le patate. Una domenica, però, trova l'arrosto bruciato e la casa vuota – e gli crolla il mondo addosso. Non gli ci vorrà molto per scoprire che Marthe se n'è andata con un poco di buono, e che tutti in città lo sanno, e lo compatiscono, e pensano che sia un uomo "finito, annientato". E invece no. Hubert decide di ritrovare Marthe, a ogni costo, di bere "il calice fino alla feccia". Simile a "una formica ostinata che segue ostinatamente la sua strada, il suo destino, e che, ogni volta che il carico le sfugge, lo afferra di nuovo, pur essendo quel carico più grosso di lei", andrà a cercare Marthe, perché il suo posto è lì, "accanto a lui e ai bambini", e perché confida "nel trionfo del bene sul male, nella supremazia dell'ordine sul disordine" – "nell'inevitabile, fatale armonia". Con la consueta acutezza psicologica, e una sorta di ammirata partecipazione, Simenon ci racconta di un amore eroico, capace di non indietreggiare di fronte al tradimento e alla vergogna.

Un delitto in Gabon
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Simenon, Georges

Un delitto in Gabon

Adelphi, 31/03/2020

Abstract: Le opere di Georges Simenon (Liegi, 1903-Losanna, 1989) sono in corso di pubblicazione presso Adelphi sin dal 1985. Scritti a La Rochelle nel 1938, i cinque "racconti esotici" che riuniremo nel volume "La linea del deserto" apparvero in fascicoli settimanali nella collana "Police-Roman" tra il 1938 e il 1939, per essere poi raccolti, insieme a tre inchieste di Maigret, nel 1944 in "Signé Picpus". Qui ne anticipiamo due: "Un delitto in Gabon" e "La linea del deserto".

La linea del deserto e altri racconti
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Simenon, Georges

La linea del deserto e altri racconti

Adelphi, 28/05/2020

Abstract: "Signore e signori... ehm!... Sulla nostra nave... ehm!... è appena accaduto... ehm!... un evento incre­scioso... un evento di eccezionale gravità... ". Con ogni probabilità il comandante era il mari­naio più placido, meno votato all'avventura di tutto il Pacifico, e passava la maggior parte del tempo chiuso in cabina a dipingere all'acquerel­lo paesaggi che copiava da cartoline.Paonazzo per l'emozione, non osò guardare i passeggeri mentre annunciava:"Hanno rubato i gioielli di Lady Bramson!".Un fulmine a ciel sereno. A bordo di un grande pi­roscafo queste parole avrebbero scatenato un'agitazione febbrile e una ridda di commenti.Ma a bordo del Gordon c'erano solo sei passegge­ri, ciascuno dei quali rimase impietrito al proprio posto, con la fronte imperlata di sudore e la sensazione che gli altri sospettassero di lui.

I superstiti del Télémaque
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Simenon, Georges

I superstiti del Télémaque

Adelphi, 18/06/2020

Abstract: "Pierre è tutto forza, muscoli, salute. Char­les è il cervello della famiglia!" diceva la gente. Tant'è che se Pierre aveva preso il brevetto di capitano era stato solo grazie all'aiuto di Charles. Dei gemelli Canut, tutti preferivano Pierre, "Pierre che vive­va appieno la vita, Pierre che era bello, che era forte, Pierre che sorrideva sereno scrutando l'orizzonte e ispirava una fidu­cia immediata, un'immediata simpatia!". Mentre Charles, che era debole di petto e non poteva lavorare sui pescherecci come la maggior parte degli uomini di Fécamp, rimaneva nell'ombra del fratello. Per di più, era uno che "temeva di offendere le persone, di dar loro un dispiacere" – uno che non faceva altro che scusarsi. Eppure, il giorno in cui Pierre viene arrestato con l'accusa di aver ucciso l'ultimo dei super­stiti del naufragio in cui il padre, trent'an­ni prima, aveva perso la vita in circostanze mai chiarite (si sospetta un caso di antro­pofagia), Charles decide di "sbarazzarsi di se stesso, di quel Canut timido e dimes­so" che è sempre stato e di dimostrare a tutti di che cosa è capace: sarà lui a smascherare il vero assassino e a salvare il fra­tello! Ma nessuno come Simenon sa che non ci si sottrae al proprio daimon, e che gli dèi si divertono a vanificare i nostri sfor­zi più generosi. Due ragazzi segnati dalla morte atroce del padre, una madre impaz­zita dal dolore, un feroce omicidio: questi gli ingredienti di un romanzo di fenome­nale potenza.

Annette e la signora bionda
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Simenon, Georges

Annette e la signora bionda

Adelphi

Abstract: "Se Chincholle non fosse stato girato di spalle, intento ad armeggiare con la serratura di ferro battuto di un vecchio cassettone, avrebbero visto che piangeva. E forse per un istante gli balenò l'idea di gettarsi in ginocchio e confessare:""La verità è che c'è un cadavere nella dispensa. Non so chi sia. Però mi pare di aver riconosciu­to la barba del precedente inquilino... Non era olandese, lui, era ungherese... Aveva una bella moglie... Ha affittato la villa per tre mesi, ma sei settimane dopo ho ricevuto una lettera di di­sdetta da Roma"."E ora che sarebbe successo? La polizia! E artico­li di cronaca sulla storia del cadavere nella di­spensa! Nessuno avrebbe più voluto affittare la villa del delitto!".

Il pazzo di Bergerac
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Simenon, Georges

Il pazzo di Bergerac

Adelphi, 27/02/2012

Abstract: Lo sconosciuto, giunto in fondo al corridoio, ha aperto lo sportello. Non è un caso! In quel preciso momento il treno rallenta. Ai lati della strada ferrata si intravede una foresta. Una luna invisibile rischiara le rare nuvole. "Stridore di freni. Da ottanta all'ora la velocità dev'essere scesa a trenta, forse meno. "E l'uomo salta giù, scomparendo al di là della scarpata dove probabilmente atterra rotoloni. Un attimo di riflessione, poi anche Maigret si lancia. Non rischia niente, il treno ha rallentato ancora. "Si getta nel vuoto. Cade su un fianco, ruzzola, fa tre giri su se stesso e si ferma davanti a uno sbarramento di filo spinato. "Un fanale rosso si allontana nello sferragliare del convoglio".(Le inchieste di Maigret 7 di 75)

Il caso Saint-Fiacre
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Simenon, Georges

Il caso Saint-Fiacre

Adelphi, 29/02/2012

Abstract: "La contessa di Saint-Fiacre teneva ancora la faccia tra le mani. Era rigida, immobile, come la maggior parte delle altre vecchie". ""Ite missa est... La messa è finita..."". "Solo allora Maigret capì quanto era stato angosciato. Quasi non se n'era reso conto. Senza volerlo sospirò di sollievo". [...] "Ancora tre persone... Due... Qualcuno spostò una sedia... Rimaneva solo la contessa, e Maigret ebbe un fremito d'impazienza...". "Il sacrestano, che aveva concluso il suo compito, gettò uno sguardo alla signora di Saint-Fiacre, e un'espressione dubbiosa gli si dipinse sul volto. In quel medesimo istante il commissario avanzò. "Giunti accanto a lei, rimasero entrambi stupiti di quell'immobilità e cercarono di vedere il volto che le mani giunte continuavano a nascondere". "Turbato, Maigret le sfiorò una spalla. Il corpo vacillò, come se fino a quel momento fosse stato sorretto da un filo, poi rotolò a terra e rimase inerte". "La contessa di Saint-Fiacre era morta". (Le inchieste di Maigret 12 di 75)

Liberty Bar
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Simenon, Georges

Liberty Bar

Adelphi, 29/02/2012

Abstract: "C'era aria di vacanza. Anche il giorno prima, al tramonto, al porto di Cannes c'era aria di vacanza, soprattutto a bordo dell'Ardena, dove il proprietario faceva il galante con quelle ragazze dalle forme procaci". "Maigret, invece, era vestito di nero come a Parigi, e portava la bombetta, un cappello che lì era proprio stonato". "Di fronte a lui un manifesto annunciava a grandi lettere blu: CASINÒ DI JUAN-LES-PINS GRAN GALÀ DELLA PIOGGIA D'ORO". "E il ghiaccio si scioglieva a poco a poco nel bicchiere opalescente". "Le vacanze! Guardare il fondo cangiante del mare da una barca dipinta di verde o di arancione... Fare la siesta sotto un pino marittimo ascoltando il ronzio dei mosconi... "Ma soprattutto non doversi preoccupare di uno sconosciuto che si era preso chissà come una coltellata alla schiena!".(Le inchieste di Maigret 14 di 75)

L'ombra cinese
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Simenon, Georges

L'ombra cinese

Adelphi, 29/02/2012

Abstract: "Su un angolo della scrivania c'era, aperto, il bollettino della polizia con le foto segnaletiche di una ventina di ricercati. Quasi tutte facce dai tratti bestiali, che portavano il marchio della depravazione". ""Ernst Strowitz, condannato in contumacia dal Tribunale di Caen per aver ammazzato una contadina sulla strada per Bénouville..."". "E la postilla, in rosso: ""Pericoloso. Gira sempre armato"". "Un tipo destinato a vender cara la pelle. Maigret, tuttavia, avrebbe preferito aver a che fare con lui piuttosto che con quel vischioso grigiore, con quelle storie di vicende familiari, con quel delitto ancora inesplicabile ma che sospettava atroce".(Le inchieste di Maigret 15 di 75)

Il presidente
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Simenon, Georges

Il presidente

Adelphi, 11/04/2012

Abstract: Era stato un uomo molto potente. Per molti, moltissimi anni. La sua carriera politica lo aveva portato a un passo dal diventare Presidente della Repubblica. Adesso, vecchio e malato, era una sorta di monumento vivente, e in tutte le redazioni dei giornali (di questo lui era certo) i "coccodrilli" dovevano essere già pronti da tempo. Eppure, da quando si era ritirato sulla costa normanna, dopo la caduta del suo ultimo governo e la sincope che lo aveva colpito, il presidente sapeva di essere strettamente sorvegliato. Non solo da quelli che lui chiamava i suoi cani da guardia – gli ispettori che si davano il cambio davanti a casa sua dietro preciso incarico del ministero degli Interni –, ma anche dall'infermiera che lo curava, dalla segretaria, e dal fedele autista. Gli stessi (e pure di questo era quasi certo) che frugavano con accanimento fra i suoi libri e le sue carte – soprattutto dal giorno in cui aveva detto a un giornalista di aver cominciato a scrivere le sue memorie "non ufficiali". Qualcuno, evidentemente, lo considerava ancora pericoloso. Ma chi? Magari uno che era stato, a venticinque anni, il suo timido, devoto segretario particolare, e che adesso stava per diventare primo ministro; uno che lui, l'anziano presidente, era certo di tenere in pugno: perché conservava, nascosta fra le pagine di un libro, una lettera, oltremodo compromettente, dell'ex segretario. Era quella che tutti cercavano? O le sue minacciate memorie? E in quanti erano, a cercare, e per ordine di chi? Ma in fondo, poi, che importanza aveva ormai tutto questo?

La chiusa n. 1
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Simenon, Georges

La chiusa n. 1

Adelphi, 23/04/2012

Abstract: "Ducrau sembrava non aver fretta di rispondere. Non staccava gli occhi da Maigret e, fra una lunga boccata di sigaro e l'altra, soppesava ogni domanda che gli veniva posta e ogni parola che pronunciava". ""Stia a sentire, commissario. Le dirò una cosa importante e le consiglio di tenerla bene a mente, se vuole che andiamo d'accordo. Nessuno ha mai fatto il furbo con Mimile! Mimile sono io. Mi chiamavano così quando avevo soltanto il mio primo rimorchiatore, e ci sono dei guardiani di chiuse, nella Haute-Marne, che ancora oggi mi conoscono solo con questo nome. Capisce cosa voglio dire? Io non sono più stupido di lei. In questa storia, sono io che pago! Sono io a essere stato aggredito! Sono io che l'ho fatta venire qui!"". "Maigret non batté ciglio, ma per la prima volta dopo tanto tempo si rallegrò di trovarsi davanti un personaggio che valeva davvero la pena di conoscere".(Le inchieste di Maigret 18 di 75)

La casa del giudice
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Simenon, Georges

La casa del giudice

Adelphi, 23/04/2012

Abstract: "Un attimo dopo l'inverosimile accadde. L'uomo era di nuovo lì, curvo su una lunga massa che trascinava nel fango". "Doveva essere pesantissima. Fatti quattro metri si fermò a riprendere fiato. La porta di casa era rimasta aperta. Mancavano ancora venti o trenta metri al mare". ""Ah..."". "Intuirono quel gemito e lo sforzo di tutti i muscoli. La pioggia continuava a cadere. Aggrappata alla manica di Maigret, la mano del doganiere tremava in modo convulso". ""Vede!...". "Eh sì! Era andata proprio come aveva detto la donna e come il doganiere aveva previsto. L'ometto era senz'altro il giudice Forlacroix. E quello che trascinava nel fango era certamente il corpo inerte di un uomo!".(Le inchieste di Maigret 19 di 75)

Maigret
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Simenon, Georges

Maigret

Adelphi, 23/04/2012

Abstract: Maigret accese la pipa, lasciò che il fiammifero bruciasse fino in fondo e poi si alzò chiamando: "Cameriere!". Ritto in mezzo alla sala con la sua mole imponente, aspettava il resto guardandosi tranquillamente attorno. "Dove andiamo?" gli chiese Philippe quando furono usciti. Maigret si voltò a guardarlo come se fosse stupito di trovarselo davanti. "Tu vai a dormire" rispose. "E tu, zio?". Il commissario alzò le spalle, si ficcò le mani in tasca e si allontanò senza rispondere. Aveva trascorso una delle peggiori giornate della sua vita. Per tutte quelle ore, seduto nel suo angolo, si era sentito vecchio e rammollito, privo di risorse e di idee. Ma adesso dentro di lui era scattato qualcosa, si era accesa una fiammella. Doveva approfittarne subito. "La vedremo, perdio, eccome se la vedremo!" borbottò per farsi coraggio.(Le inchieste di Maigret 20 di 75)

L'ispettore Cadavre
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Simenon, Georges

L'ispettore Cadavre

Adelphi, 28/05/2012

Abstract: Per tutti, dalle vecchiette appostate dietro le tendine smosse ai ragazzini che poco prima lo avevano superato girandosi a guardarlo con insolenza, lui era l'intruso, l'indesiderabile. O, peggio ancora, era qualcuno di cui non ci si poteva fidare, venuto da chissà dove a fare chissà che cosa. Sarà stato anche per via di quegli sguardi che lo spiavano, ma il commissario, che camminava con le mani sprofondate nelle tasche del pesante cappotto, si sentiva come uno di quegli squallidi personaggi tormentati da un vizio segreto che si aggirano nei paraggi della porte Saint-Martin o altrove con le spalle curve e lo sguardo sfuggente, rasentando le case per prudenza alla vista di un agente della Buoncostume. Era forse un riflesso della triste figura di Cavre? Ebbe quasi voglia di mandare a prendere la sua valigia dai Naud, di salire sul primo treno e di andare dal giudice Bréjon per dirgli: "A Saint-Aubin non mi vogliono... Suo cognato se la sbrogli da sé...". (Le inchieste di Maigret 22 di 75)

Firmato Picpus
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Simenon, Georges

Firmato Picpus

Adelphi, 28/05/2012

Abstract: In mezzo al brulichio della folla, l'impiegato fissa la cartella che gli sta aperta davanti. Con gesto meccanico ha posato l'occhialetto sulla carta assorbente e lo guarda con i suoi grossi occhi da miope. È allora che si verifica il fenomeno. Una delle lenti, fungendo da specchio, riflette le tracce di inchiostro che si sono asciugate sulla carta. Lui riesce a distinguere una parola: ucciderò. Osserva più attentamente e vede per intero la scritta originaria: "Domani, alle cinque di pomeriggio, ucciderò l'indovina. Firmato Picpus". (Le inchieste di Maigret 24 di 75)